SISTEMA SOLARE

GHIACCIO D’ACQUA SU VESTA?

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Vesta è davvero un asteroide molto interessante e la sonda Dawn ci sta fornendo davvero informazioni incredibili. Fra le ultime notizie in arrivo da questo corpo celeste, c’è quella che nel sottosuolo dell’asteroide potrebbe essere presente ghiaccio d’acqua, specialmente nelle zone polari.

Mappa globale della temperatura media della superficie di Vesta, la zona più calda è quella equatoriale per questo non potrebbe sostenere il ghiaccio d'acqua sotto la superficie. Ma circa la metà di Vesta è così freddo e riceve la luce del Sole così poco (in media), che il ghiaccio d'acqua potrebbe sopravvivere per miliardi di anni. Credits: NASA / GSFC / UMBC

Mappa globale della temperatura media della superficie di Vesta, la zona più calda (in rosso) è quella equatoriale per questo non potrebbe sostenere il ghiaccio d'acqua sotto la superficie. Ma circa la metà di Vesta è così freddo e riceve la luce del Sole così poco (in media), che il ghiaccio d'acqua potrebbe sopravvivere per miliardi di anni. Credits: NASA / GSFC / UMBC

Attraverso l’utilizzo dello spettrometro GRaND e grazie all’orbita bassa adottata da Dawn nelle ultime settimane, è possibile fare un esame spettrografico della presenza di determinati elementi sotto la superficie di Vesta: una ricerca attenta della presenza di idrogeno attraverso la “raccolta” dei raggi gamma e dei dati sui neutroni, permetterà ai ricercatori di capire se “là sotto” si trova ghiaccio d’acqua.

“La nostra percezione di Vesta è notevolmente cambiata dall’arrivo di Dawn in orbita!” dice Lucy McFadden, scienziata della NASA Goddard e  co-ricercatrice nella missione Dawn. “Ancor più importante, sono i nostri nuovi punti di vista su Vesta, che ci possono fare comprendere i processi iniziali della formazione del sistema solare. Se siamo in grado di rilevare le prove della presenza di acqua sotto la superficie, la domanda successiva sarà quanto è vecchio questo sedimento di ghiaccio?”

La mole di Vesta e il fatto che nessun cratere sia adeguatamente in ombra per tutto il periodo di rivoluzione intorno al Sole, fanno escludere che questo ghiaccio si trovi nelle zone esposte, ragion per cui ci si sta concentrando sul sottosuolo. Perchè il ghiaccio sopravviva, è necessaria una temperatura media di -145 °K a partire da pochi metri sotto la superficie. Le osservazioni finora condotte, suggeriscono che la superficie dell’asteroide sia asciutta, ragion per cui, non dovrebbe essere emersa questa acqua ne essersi depositata altrove rispetto al punto di emersione.

Vesta - Credit NASA-JPL Caltech

Vesta - Credit NASA-JPL Caltech

La sonda Dawn, dopo Vesta, visiterà anche Cerere (il corpo più grande della fascia degli asteroidi fra Marte e Giove). Questo aiuterà anche a capire la distribuzione dell’acqua nel Sistema Solare dei primordi e nella formazione dei corpi di quella zona, prima che Giove sottraesse materiale prezioso per la formazione dei pianeti che li stavano crescendo. (Fonte: www.jpl.nasa.gov/news)

Varie ed eventuali.

1. Il nuovo lanciatore europeo VEGA è pronto in rampa. GODSPEED VEGA!!!

2. Un concerto davvero spaziale fatto di MILLISECOND PULSAR

3. Non so come invitarvi a vedere questa pagina della NASA per osservare il 3D alcune parti dello Shuttle Discovery?? Non credo sia sufficiente dirvi che è davvero emozionante, come il trovarsi nella cabina,  poter zoomare e girarsi come se si fosse un normale “astronauta” durante un check up alla navetta…. ma così è!!  Troverete immagini delle sezioni della navetta (su sfondo nero) clikkate sui cerchietti verdi con il + e poi godetevi lo spettacolo!!

4. Plutone con gli anelli non ce lo vedo proprio, ma l’ipotesi potrebbe non essere così fantasiosa! In fondo si pensava che solo Saturno avesse gli anelli, e poi sono spuntati anche gli anelli di Giove, di Urano e di Nettuno!! Quindi perchè non il nano pianeta Plutone?? E’ impossibile vedere da Terra questi anelli (se mai ci fossero), perchè comunque sarebbero troppo deboli, ma secondo il ricercatore Henry Throop, il passaggio di Plutone davanti a una stella, potrebbe evidenziare questa presenza. E ironia della sorte, la ricerca Throop potrà effettivamente aiutare a pianificare l’incontro nel 2015 fra la sonda New Horizons e il nano pianeta. “Gli anelli [se ci fossero n.d.blogger] sono fatti di piccoli grani di polvere e vogliamo essere sicuri che New Horizons non si scontrerà contro qualcosa una volta arrivata così lontano.” ha affermato Throop.

“Conoscendo dove ci sono e dove non ci sono gli anelli,  potremmo garantire un percorso sicuro per la sonda. ” Alcune ricerche suggeriscono che i depositi di materia organica primordiale potrebbero trovarsi sulla superficie di Plutone  e l’acqua liquida potrebbe esistere a un centinaio di chilometri sotto la superficie. Alla New Horizons l’ardua sentenza di tutte queste patate bollenti!

5. Triste periodo per la NASA. In meno di una settimana 3 ricorrenze di missioni conclusesi con la morte degli astronauti assegnati.

Futura missione Apollo 1 – 27 gennaio 1967 –  Grissom, White e Chaffee morti  nella capsula durante un’esercitazione.

Da sinistra a destra Grissom, White e Chaffee - Credits: NASA

Da sinistra a destra Grissom, White e Chaffee - Credits: NASA

Space Shuttle Challenger (STS 51-L) – 28 gennaio 1986 – esploso 73 secondi dopo il decollo. Equipaggio:

Comandante (CMD): Dick Scobee -
Pilota (PLT): Michael J. Smith (primo volo)
Specialista di missione 1: Judith Resnik
Specialista di missione 2: Ellison Onizuka
Specialista di missione 3: Dr. Ronald McNair
Specialista del carico 1: Greg Jarvis
Specialista del carico 2: Christa McAuliffe selezionata per essere la prima insegnante in un programma spaziale, nell’ambito del progetto Teacher in Space.

Equipaggio del Challeger - Credits: NASA

Equipaggio del Challeger - Credits: NASA

Space Shuttle Columbia (STS 107) – 1 Febbraio 2003 – esploso nel rientro sopra i cieli degli Stati Uniti. Equipaggio:

Comandante: Rick Husband,
Pilota: William McCool,
Comandante del carico: Michael Anderson,
Specialista del carico: Ilan Ramon,
Specialista di missione: Kalpana Chawla,
Specialista di missione: David Brown,
Specialista di missione: Laurel Clark.

L'equipaggio della STS 107 Shuttle Columbia - Credits: NASA

L'equipaggio della STS 107 Shuttle Columbia - Credits: NASA

6. Il cielo di Febbraio 2012 – Cosa ci riserva lo spettacolo che ha come palcoscenico la volta celeste?

Dal Cosmo è tutto…CIELI SERENI.

Francesca

Commenta per primo - Cosa ne pensi?  Postato da Sanduleak - 1 febbraio 2012 alle 14:26

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E SE GIOVE PERDESSE IL “CORE”?

Giove è il pianeta più grande del nostro Sistema Solare. E’ di fatto un gigante gassoso, ma il suo gas più interno è sottoposto a pressioni così forti, da comportarsi come un liquido. Più ci si avvicina al “core” del pianeta, più questa pressione aumenta, fino ad arrivare a 40 milioni di atmosfere terrestri e a 20.000 gradi centigradi di temperatura quando ci troviamo nel centro del pianeta.

Giove e la Grande macchia rossa in primo piano - Credits: NASA/ESA/Hubble

Giove e la Grande macchia rossa in primo piano - Credits: NASA/ESA/Hubble

Il nucleo del pianeta però, è sempre parso un pò troppo piccolo se rapportato alla mole di  Giove; questo ha fatto nascere alcune ipotesi, come quella del team di ricerca cinese guidato da Shu Lin Li dell’Università di Pechino, nel quale viene affermato che Giove, nel suo passato, potesse essere un pianeta roccioso più grande della Terra e che solo in seguito si sarebbe rimpicciolito sotto la sua enorme gravità mescolando così i materiali pesanti della parte rocciosa con la sua atmosfera. Questa suggestiva ipotesi, poteva anche spiegare perchè nell’atmosfera del pianeta, sia presente un’alta concentrazione di metalli pesanti, più che nel resto del Sistema Solare.

Ora però, una nuova ipotesi si fa strada a opera di Hugh Wilson e Burkhard Militzer della University of California diBerkeley; secondo i ricercatori il nucleo di Giove avrebbe cominciato a dissolversi da subito, cioè 4,5 miliardi di anni fa! Sembra che il principale responsabile sia l’ossido di magnesio (un minerale che si comporta come un granello di sale posto in un bicchiere a cui viene versata sopra dell’acqua).

Lentamente ossido di magnesio contenuto nel nucleo, reagisce con l’atmosfera supercompressa del pianeta, sciogliendosi progressivamente. Non potendo ricreare le stesse condizioni del nucleo gioviano sulla Terra, attraverso l’ausilio di equazioni matematiche relative alla fisica quantistica, è stato possibile capire che il minerale adotta esattamente quel comportamento se sottoposto alle condizioni in cui si trova in Giove.

Giove - Credits: NASA

Giove - Credits: NASA

Secondo Wilson, la roccia staccatasi, si sarebbe mescolata al resto dell’atmosfera gioviana, rendendo quest’ultima una dei posti più ricchi di elementi pesanti di tutto il Sistema Solare. Anche il nucleo saturniano non sembra messo meglio, ma le condizioni di pressione e temperature del core di Saturno, non paiono così proibitive come quelle di Giove, ragion per cui il processo del pianeta con gli anelli pare molto più lento rispetto al gigante Giove. Dave Stevenson del California Institute of Technology a Pasadena, sostiene che è un processo comune a tutti i pianeti di massa molto grande.

Secondo Wilson, questo potrebbe determinare una caratteristica comune nei pianeti giganti (anche extrasolari): la presenza di elementi pesanti nelle loro atmosfere potrebbe indicare il progressivo e lento disfacimento del core interno. Se la teoria verrà confermata, i telescopi del futuro che saranno dedicati agli esopianeti, dovranno tenerne conto. Di contro il ricercatore sostiene che questo indica che il nostro Giove è ancora un bambinone in formazione in quanto non si è ancora stabilizzato. (Fonte: www.newscientist.com)

Varie ed eventuali.

1. Ecco un’intervista molto interessante al nostro astronauta Paolo Nespoli; il tutto nell’ambito di GIOVEDI’ SCIENZA.

A questo link il video della conferenza  intera.

2. Fra i link che ritengo interessanti per il contenuto esposto, questo mi è sembrato particolarmente importante perchè parla della cultura scientifica (e specificatamente astronomica) di noi: popolo italiano!! Davvero non ci facciamo una bella figura… Non vorrei deprimere nessuno, ma se volete leggere quanto poco ne sappiamo di questa nobile disciplina, clikkate –>  qui <– !!!

3. Splendida immagine di Titano presa dalla sonda Cassini. La zona fotografata è il polo sud (in alto a destra nella foto) e si nota immediatamente una differenza di colore nell’atmosfera stessa. Questo potrebbe essere dovuto alla presenza di particelle di dimensioni differenti, questo creerebbe una foschia.

Titano e la sua atmosfera nella zona del Polo Sud - Credits: NASA - JPL Caltech - Space Science Institute

Titano e la sua atmosfera nella zona del Polo Sud - Credits: NASA - JPL Caltech - Space Science Institute

4. Restando sempre su Saturno, ecco un’altra splendida immagine catturata sempre dalla sonda Cassini nel dicembre del 2011. La sonda effettuò in quel periodo un fly-by con la luna Dione e fra le foto scattate vi è questa, suggestiva e poetica, che vede la piccola Mimas fare capolino dalla grande sagoma di Dione.

Dione e Mimas - Credits: NASA / JPL Caltech / Space Science Istitute

Dione e Mimas - Credits: NASA / JPL Caltech / Space Science Istitute

Dal Cosmo è tutto ….. CIELI SERENI

Francesca

Commenta per primo - Cosa ne pensi?  Postato da Sanduleak - 25 gennaio 2012 alle 21:51

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