IL SOLE: FIGLIO DI NESSUNO?
Gli ammassi aperti sono come asili nido per stelle neonate! Sono quel luogo in cui le giovani stelle vivono i loro primi milioni d’anni prima che ognuno prenda la sua via. Si è sempre cercato, e in seguito identificato, il vicino ammasso M 67 come la vecchia casa del Sole, da cui poi la nostra stella si è (o era) stata progressivamente allontanata. M 67 si trova nella costellazione del Cancro a 2700 anni luce da noi.

M67 AMMASSO APERTO NEL CANCRO - Questa foto dell'ammasso aperto M67 è stata scattata il 3 maggio 2003 dal Monte Labro (GR) al fuoco diretto di un telescopio Vixen R200SS (200 mm F:4) su montatura EQ6. L'esposizione, su pellicola Fuji Provia 400 F esposta a 400 ISO, è stata di 10 minuti con inseguimento effettuato mediante rifrattore 80/910 in parallelo e reticolo illuminato Meade 12 mm.. Successivamente la diapositiva è stata scannerizzata con uno scanner dia Minolta Dimage Scan Dual III, e processata mediante applicazione di uno stretching, maschera sfocata e bilanciamento dei colori. - Credits: Renzo del Rosso
Un recente studio apparso su Astronomical Journal (che ha visto coinvolti anche scienziati italiani come Giampaolo Piotto e Andrea Bellini del dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, e Luigi Bedin dell’ INAF), parrebbe non confermare l’origine comune: in pratica M 67 non sarebbe la casa originaria del Sole!! Partendo dall’assunto che ogni stella ha origine in una nube molecolare di gas e polveri, e che da una nube si ottengono ben più di una stella, si potrebbe dire che la casa della nostra stella madre si sia già dissolta da tempo!
M 67 pare avere incrociato la strada del Sole perché i due “elementi” non sono poi così “distanti” l’uno dall’altro, ma non sembrano appartenersi. Ha spiegato Andrea Bellini, che attraverso il calcolo delle orbite seguite dall’ammasso e dal Sole, si evince che i due si siano sfiorati in passato, ma la velocità del Sole era tale da escludere che il moto della nostra stella fosse una fuga dall’interno M 67; non solo sembra che non siano nemmeno nati dalla stessa nube molecolare, questo mette la pietra tombale sull’appartenenza del Sole a questo ammasso aperto.
A questo punto resta da capire se ci si deve domandare quale possa essere il nostro ammasso di appartenenza o molto più pragmaticamente (com’è secondo l’opinione di Bedin) quell’ammasso ora non esiste più per effetto delle forti interazioni mareali che coinvolgono il piano galattico! Insomma: 5 miliardi di anni non sono proprio noccioline!!! (Fonte: media.inaf.it)
Varie ed eventuali.
1. Splendida ripresa della nebulosa Elica (NGC 7293), fatta grazie al telescopio VISTA dell’ESO (collocato in Cile). Nell’ultima parte del filmato è possibile vedere la ripresa all’infrarosso fatta da VISTA. La nebulosa dell’Elica è una nebulosa planetaria nata dalla morte di una stella simile al nostro Sole, che non è riuscita a trattenere gli strati più esterni dopo la fase di gigante rossa, vedendoseli così scappare via nel mezzo interstellare. Il risultato di queste morti stellari, sono una serie di oggetti cosmici (le nebulose planetarie appunto) dalle forme e dai colori davvero suggestivi! L’Elica si trova a 650 anni luce da noi, nella costellazione dell’Acquario.
2. La cometa C/2011N3 è stata fotografata dal telescopio SOHO mentre si tuffava nel Sole! Scoperta soltanto il 4 luglio dello scorso anno, in questi giorni ha terminato la sua esistenza shiantandosi letteralmente nella nostro stella.
3. Il tg astronomico SIDEREUS:
4. Cos’è un lampo gamma che si sprigiona nell’Universo?
Dal Cosmo è tutto…CIELI SERENI.
Francesca
Categorie: LE STELLE Tags: Ammasso Aperto, Costellazione del Cancro, ESO, M 67, Nebulosa Elica, Nebulosa Planetaria, NGC 7293, Sole, VISTA
QUELLA STELLA FUORI POSTO….
Ci sono notizie che francamente producono più dubbi e domande, anziché fare luce sui tanti quesiti che circondano l’Universo! La stellina (è proprio il caso di chiamarla così) SDSS J102915+172927 che si trova nella costellazione del Leone a 4000 anni luce dalla Terra e appartiene all’alone della nostra Via Lattea, sta contribuendo alla nascita di molte domande, piuttosto che dare le adeguate risposte!
Questa stellina più piccola del Sole, presenta nel suo spettro luminoso elementi quali l’elio e l’idrogeno….e basta! Questo la colloca in un’epoca in cui l’Universo abbondava di questi elementi: l’Universo primordiale di 13 miliardi di anni fa! Ma c’è un però: fino a ora si pensava che le stelle primordiali fossero tutte di grande massa , trovarne una più piccola del Sole, nell’alone della Via Lattea, rende le cose poco chiare!
La scoperta è stata fatta grazie al telescopio VLT dell’ESO utilizzando lo strumento XShooter. Fra i ricercatori che hanno lavorato a questa scoperta, ci sono anche tre italiani: Paolo Molaro dell’Osservatorio di Trieste, Sofia Randich dell’Osservatorio di Arcetri e Simone Zaggia dell’Osservatorio di Padova.
In cosa la nostra SDSS J102915+172927 ci dimostra che la teoria e la pratica non collimano? Semplicemente nel fatto che la teoria ci dice che nei primi 3 minuti l’Universo dovrebbe aver attraversato la fase di nucleosintesi, generando elio, idrogeno e una piccolissima parte di litio; non erano quindi contemplati altri elementi chimici che si sarebbero formati in seguito nella pancia delle stelle e poi sparsi per l’Universo attraverso le esplosioni delle supernova! Ma queste stelle primordiali, la teoria ce le “dipinge” come molto, molto massicce!
La scarsità di elementi in SDSS J102915+172927 ci comunica quindi anche la sua età: inevitabilmente molto vicina all’Universo dei primordi! Come se non bastasse, anche qui la teoria non concorda con i fatti: e il litio dov’è? Dalle analisi fatte sullo spettro della stellina, non risulta essercene in quantità adeguata (si stima fino a 50 volte meno del poco già previsto dalla teoria); analisi future potranno addirittura mettere in luce l’assenza di questo elemento! Zaggia sottolinea il fatto che “La stella, appartenendo al poco inesplorato alone galattico, ha comunque la fortunosa vicinanza di soli 4000 anni luce!”, questo è un vantaggio che permette di studiare in maniera più approfondita le caratteristiche peculiari di SDSS J102915+172927, rispetto alle stesse ricerche fatte su galassie distanti miliardi di anni luce.
Paolo Molaro dell’Osservatorio di Trieste afferma: “Questa scoperta inattesa apre a nuovi scenari nella formazione delle prime stelle e a interessanti possibilità osservative che permetteranno di conoscere meglio come e dove si siano formati i primi elementi chimici dell’Universo. Un importante risultato che premia chi con ostinazione e coraggio ha saputo spingere la propria ricerca oltre la visione dominante!”
Quando ho letto questa notizia ho subito pensato al grande Albert Einstein: “Quando i fatti e la teoria non coincidono, cambia i fatti!” (Fonte: eso.org e media.inaf.it)
Varie ed eventuali.
1. Ecco un video riassuntivo delle prime 3 giornate di settembre sull’attività solare.
2. Straordinario video che mostra la sabbia in movimento dal Pianeta Rosso verso l’atmosfera.
3. La sonda LRO, che staziona permanentemente in orbita lunare, ha effettuato nuove riprese, regalandoci nuove foto del nostro satellite e soprattutto immagini relative ai siti di atterraggio delle diverse missioni APOLLO che toccarono il suolo lunare.
Dal Cosmo è tutto …. CIELI SERENI
Francesca
AGGIORNAMENTO 10 settembre 2011: partito pochi minuti fa il razzo Delta 2 della NASA con a bordo GRAIL (Gravity Recovery and Interior Laboratory), le sonde gemelle che mapperanno la Luna nel suo campo magnetico. Ripropongo il momento del lancio con il video qui sotto, oppure potete vedere una versione più “estesa” a questo link.
Categorie: VIA LATTEA La nostra Galassia Tags: Alone, ESO, GRAIL, LRO Luna, Missioni Apollo, NASA, Razzo Delta 2, SDSS J102915+172927, Via Lattea, VLT









