E SE GIOVE PERDESSE IL “CORE”?
Giove è il pianeta più grande del nostro Sistema Solare. E’ di fatto un gigante gassoso, ma il suo gas più interno è sottoposto a pressioni così forti, da comportarsi come un liquido. Più ci si avvicina al “core” del pianeta, più questa pressione aumenta, fino ad arrivare a 40 milioni di atmosfere terrestri e a 20.000 gradi centigradi di temperatura quando ci troviamo nel centro del pianeta.
Il nucleo del pianeta però, è sempre parso un pò troppo piccolo se rapportato alla mole di Giove; questo ha fatto nascere alcune ipotesi, come quella del team di ricerca cinese guidato da Shu Lin Li dell’Università di Pechino, nel quale viene affermato che Giove, nel suo passato, potesse essere un pianeta roccioso più grande della Terra e che solo in seguito si sarebbe rimpicciolito sotto la sua enorme gravità mescolando così i materiali pesanti della parte rocciosa con la sua atmosfera. Questa suggestiva ipotesi, poteva anche spiegare perchè nell’atmosfera del pianeta, sia presente un’alta concentrazione di metalli pesanti, più che nel resto del Sistema Solare.
Ora però, una nuova ipotesi si fa strada a opera di Hugh Wilson e Burkhard Militzer della University of California diBerkeley; secondo i ricercatori il nucleo di Giove avrebbe cominciato a dissolversi da subito, cioè 4,5 miliardi di anni fa! Sembra che il principale responsabile sia l’ossido di magnesio (un minerale che si comporta come un granello di sale posto in un bicchiere a cui viene versata sopra dell’acqua).
Lentamente ossido di magnesio contenuto nel nucleo, reagisce con l’atmosfera supercompressa del pianeta, sciogliendosi progressivamente. Non potendo ricreare le stesse condizioni del nucleo gioviano sulla Terra, attraverso l’ausilio di equazioni matematiche relative alla fisica quantistica, è stato possibile capire che il minerale adotta esattamente quel comportamento se sottoposto alle condizioni in cui si trova in Giove.
Secondo Wilson, la roccia staccatasi, si sarebbe mescolata al resto dell’atmosfera gioviana, rendendo quest’ultima una dei posti più ricchi di elementi pesanti di tutto il Sistema Solare. Anche il nucleo saturniano non sembra messo meglio, ma le condizioni di pressione e temperature del core di Saturno, non paiono così proibitive come quelle di Giove, ragion per cui il processo del pianeta con gli anelli pare molto più lento rispetto al gigante Giove. Dave Stevenson del California Institute of Technology a Pasadena, sostiene che è un processo comune a tutti i pianeti di massa molto grande.
Secondo Wilson, questo potrebbe determinare una caratteristica comune nei pianeti giganti (anche extrasolari): la presenza di elementi pesanti nelle loro atmosfere potrebbe indicare il progressivo e lento disfacimento del core interno. Se la teoria verrà confermata, i telescopi del futuro che saranno dedicati agli esopianeti, dovranno tenerne conto. Di contro il ricercatore sostiene che questo indica che il nostro Giove è ancora un bambinone in formazione in quanto non si è ancora stabilizzato. (Fonte: www.newscientist.com)
Varie ed eventuali.
1. Ecco un’intervista molto interessante al nostro astronauta Paolo Nespoli; il tutto nell’ambito di GIOVEDI’ SCIENZA.
A questo link il video della conferenza intera.
2. Fra i link che ritengo interessanti per il contenuto esposto, questo mi è sembrato particolarmente importante perchè parla della cultura scientifica (e specificatamente astronomica) di noi: popolo italiano!! Davvero non ci facciamo una bella figura… Non vorrei deprimere nessuno, ma se volete leggere quanto poco ne sappiamo di questa nobile disciplina, clikkate –> qui <– !!!
3. Splendida immagine di Titano presa dalla sonda Cassini. La zona fotografata è il polo sud (in alto a destra nella foto) e si nota immediatamente una differenza di colore nell’atmosfera stessa. Questo potrebbe essere dovuto alla presenza di particelle di dimensioni differenti, questo creerebbe una foschia.

Titano e la sua atmosfera nella zona del Polo Sud - Credits: NASA - JPL Caltech - Space Science Institute
4. Restando sempre su Saturno, ecco un’altra splendida immagine catturata sempre dalla sonda Cassini nel dicembre del 2011. La sonda effettuò in quel periodo un fly-by con la luna Dione e fra le foto scattate vi è questa, suggestiva e poetica, che vede la piccola Mimas fare capolino dalla grande sagoma di Dione.
Dal Cosmo è tutto ….. CIELI SERENI
Francesca
Categorie: SISTEMA SOLARE Tags: Dione, Giove, Mimas, Ossido di Magnesio, Paolo Nespoli, Sistema Solare, Sonda Cassini, Titano
VIR E I SEGRETI DI VESTA – STRATO DI OZONO NELL’ALTA ATMOSFERA VENUSIANA
Con la sonda Dawn che la monitora ogni istante, Vesta sta rivelando lentamente i suoi segreti! Abbiamo già scritto di questo corpo celeste, nel post VESTA, L’INCLASSIFICABILE EMBRIONE PLANETARIO, ma vogliamo tornare nuovamente a “curiosare” il proseguo della missione (senza attendere le notizie eclatanti) perchè è giusto ricordare che sulla sonda Dawn è montato uno spettrometro italiano (il VIR Visible and Infrared Mapping Spectrometer) che tanta soddisfazione sta dando ai ricercatori….
Le immagini che hanno recentemente analizzato gli studiosi, sono state riprese dalla Sonda Dawn, con VIR, a una altezza di 2730 km nella zona quasi equatoriale del quadrangolo OPPIA. Attraverso l’analisi spettrometrica, è possibile capire gli aspetti geo-fisici del corpo studiato. Dawn ha effettuato tre diverse immagini della stessa zona evidenziandone le caratteristiche.
L’immagine 1 aiuta gli scienziati a determinare la quantità di pirossene (il materiale basaltico più comune sulla superficie di Vesta). Nel cerchio rosso viene evidenziato come quella zona sia più chiara rispetto al resto: un’ipotesi potrebbe essere che la zona è molto più illuminata dal Sole rispetto alla parte circostante; l’altra ipotesi (più complessa) è che risulti una zona più chiara perchè fatta di un differente materiale rispetto al pirossene….ma quale?
L’immagine 2 è stata presa con l’infrarosso termico (banda a 5 micron), sempre nella stessa zona. Da questa ripresa si può determinare la temperatura superficiale della zona osservata. Le zone più chiare risultano le più calde con una temperatura di 270°K, mentre le più scure sono le più fredde con 240°K . La zona interessata dall’osservazione è evidentemente scura, ciò indica una temperatura più fredda rispetto al resto del cratere. Stando alle due conclusioni possibili dell’immagine 1, essendo termicamente più fredda, la zona che risulta chiara nell’immagine 1 non più essere tale perchè troppo esposta al Sole! Serve un’ulteriore analisi per determinare questa diversità.
L’immagine 3 è creata in falsi colori atti a risaltare la composizione del terreno, viene oltremodo evidenziata dalla diversa età dei materiali (ovvero se sono di giovane o vecchia sedimentazione) e in ultimo le dimensioni dei grani che compongono la zona. Nell’immagine 3, è racchiusa nel cerchio una zona che appare verde: è stato determinato che questo colore può essere dato da pirossene di giovane sedimentazione o da un mescolamento con un diverso materiale proprio sotto il pirossene di superficie.
Queste analisi aiutano a capire la fase evolutiva del corpo celeste Vesta. Essendo un fossile planetario, la sua analisi è fondamentale per comprendere il Sistema Solare dei primordi.
Carol Raymond, del team di ricerca, ha detto: “Abbiamo completato la fase di mappatura a 2000 km d’altezza all’inizio di settembre e da allora lo spacecraft si è spostato nell’orbita successiva, a 680 km d’altitudine. Entro ottobre Dawn riuscirà a mappare l’intera superficie illuminata di Vesta, con una risoluzione pari a 60 metri”.
“Stiamo imparando una serie di cose sorprendenti riguardo Vesta, soprannominato da noi ’il più piccolo pianeta terrestre”, ha dichiarato Chris Russell, principal investigator della missione Dawn. “Come Terra, Marte, Venere e Mercurio, Vesta ha sulla propria superficie degli antichi flussi di lava basaltica e un grande nucleo ferroso. La sua superficie irregolare comprende avvallamenti, striature, falesie, colline e una montagna gigante; il rilievo situato al polo sud ha una superficie più vasta rispetto all’isola più grande delle Hawaii, la più grande montagna del nostro pianeta. Questa montagna risulta, in pratica, alta quanto la più elevata montagna del Sistema Solare, il vulcano a scudo Olympus Mons, su Marte”, ha concluso Russell. (Fonte: asi.it/it/news)
L’ozono dell’alta atmosfera di Venere.
Grandi notizie dalla Venus Express: attraverso analisi spettrografiche dell’alta atmosfera del pianeta, la sonda ha potuto rilevare la presenza di ozono nell’alta atmosfera del secondo pianeta del Sistema Solare. Utilizzando lo strumento SPICAV, la Venus Express ha potuto osservare le righe di assorbimento dello spettro di una stella che veniva eclissata dal pianeta Venere, durante il suo passaggio nell’alta atmosfera, la luce della stella ha interagito con gli elementi che si trovano in quella zona del pianeta e SPICAV ha potuto rilevare le caratteristiche impronte lasciate dall’ozono (l’ultravioletto della luce stellare è stato bloccato dal gas, che così rilevato la sua presenza).
L’ozono è una molecola contenente tre atomi di ossigeno. Secondo i modelli al computer, l’ozono su Venere si forma quando la luce del Sole rompe le molecole di anidride carbonica, rilasciando atomi di ossigeno.
La scoperta non è da poco, infatti, fino a oggi, solo la Terra e Marte presentavano questo gas nell’alta atmosfera. Il fatto di trovarlo anche su altri pianeti rende più plausibile in fatto che possa essere uno degli elementi chiave per cercare ambienti idonei alla vita su mondi alieni! L’importanza dell’ozono sulla Terra è ormai risaputa: l’assottigliarsi dello strato di questo gas nelle zone polari del nostro pianeta, espone al rischio di arrivo sulla Terra dei raggi ultravioletti solari (che sono estremamente dannosi per la vita).
Alcuni astrobiologi, sottolineano come la presenza contemporanea di tre gas come biossido di carbonio, l’ossigeno e l’ozono siano indici di presenza di vita biologica su un pianeta. Secondo gli astrobiologi questi gas vengono generati dagli esseri viventi stessi, attraverso le funzioni biologiche comuni sulla Terra, se si parla di grandi quantità di questi elementi. Al contrario per Marte e per Venere, le quantità sono comunque così esigue da non lasciare dubbi sulla loro origine non-biologica. I futuri telescopi che punteranno i loro occhi sugli esopianeti, dovranno quindi considerare la presenza e successivamente la quantità di questi gas, come indice di presenza di vita o meno. Pianeti come Marte o Venere devono il loro ozono allo spezzarsi dell’anidride carbonica a causa dell’azione del vento solare.
Rispetto alla Terra, lo strato di ozono di Venere è più in alto (a 100 km dalla superficie ovvero 4 volte più in alto rispetto a quello terrestre) e in una quantità davvero modesta rispetto al nostro: da 100 a 1000 volte meno come densità! Questi valori così bassi escludono automaticamente la natura biologica della presenza di ozono (che deve essere come minimo il 20% di quella terrestre per la vita di base).
“Questo rilevamento dell’ozono ci dice molto, circa la circolazione e la chimica dell’atmosfera di Venere” dice Håkan Svedhem, scienziato del progetto ESA per la missione Venus Express. “Oltre a ciò, sono ulteriori prove della fondamentale somiglianza tra i pianeti rocciosi e dimostra l’importanza di studiare Venere per capirli tutti.” (Fonte: esa.int/export/SPECIALS/Venus_Express)
Varie ed eventuali.
1. Incredibile video di una cometa che si tuffa nel Sole!
2. Consiglio a tutti gli orfani dello Space Shuttle, di fare un salto a questa pagina; nell’elenco provate a selezionare SHUTTLE (che trovate nella tabella NASA PROGRAM), vi si aprirà un archivio di quasi 2000 pagine con 10 foto a pagina dedicate alle varie missioni e soprattutto agli astronauti e alle persone che le hanno portate avanti! Nonostante la grande mole di questo archivio, ho l’impressione che non ci siano proprio tutte le foto di ogni missione…..
3. Doppia intervista a Paolo Nespoli e Roberto Vittori su ASI tv. DA NON PERDERE …
Dal Cosmo è tutto …CIELI SERENI!
Francesca














