VIR E I SEGRETI DI VESTA – STRATO DI OZONO NELL’ALTA ATMOSFERA VENUSIANA
Con la sonda Dawn che la monitora ogni istante, Vesta sta rivelando lentamente i suoi segreti! Abbiamo già scritto di questo corpo celeste, nel post VESTA, L’INCLASSIFICABILE EMBRIONE PLANETARIO, ma vogliamo tornare nuovamente a “curiosare” il proseguo della missione (senza attendere le notizie eclatanti) perchè è giusto ricordare che sulla sonda Dawn è montato uno spettrometro italiano (il VIR Visible and Infrared Mapping Spectrometer) che tanta soddisfazione sta dando ai ricercatori….
Le immagini che hanno recentemente analizzato gli studiosi, sono state riprese dalla Sonda Dawn, con VIR, a una altezza di 2730 km nella zona quasi equatoriale del quadrangolo OPPIA. Attraverso l’analisi spettrometrica, è possibile capire gli aspetti geo-fisici del corpo studiato. Dawn ha effettuato tre diverse immagini della stessa zona evidenziandone le caratteristiche.
L’immagine 1 aiuta gli scienziati a determinare la quantità di pirossene (il materiale basaltico più comune sulla superficie di Vesta). Nel cerchio rosso viene evidenziato come quella zona sia più chiara rispetto al resto: un’ipotesi potrebbe essere che la zona è molto più illuminata dal Sole rispetto alla parte circostante; l’altra ipotesi (più complessa) è che risulti una zona più chiara perchè fatta di un differente materiale rispetto al pirossene….ma quale?
L’immagine 2 è stata presa con l’infrarosso termico (banda a 5 micron), sempre nella stessa zona. Da questa ripresa si può determinare la temperatura superficiale della zona osservata. Le zone più chiare risultano le più calde con una temperatura di 270°K, mentre le più scure sono le più fredde con 240°K . La zona interessata dall’osservazione è evidentemente scura, ciò indica una temperatura più fredda rispetto al resto del cratere. Stando alle due conclusioni possibili dell’immagine 1, essendo termicamente più fredda, la zona che risulta chiara nell’immagine 1 non più essere tale perchè troppo esposta al Sole! Serve un’ulteriore analisi per determinare questa diversità.
L’immagine 3 è creata in falsi colori atti a risaltare la composizione del terreno, viene oltremodo evidenziata dalla diversa età dei materiali (ovvero se sono di giovane o vecchia sedimentazione) e in ultimo le dimensioni dei grani che compongono la zona. Nell’immagine 3, è racchiusa nel cerchio una zona che appare verde: è stato determinato che questo colore può essere dato da pirossene di giovane sedimentazione o da un mescolamento con un diverso materiale proprio sotto il pirossene di superficie.
Queste analisi aiutano a capire la fase evolutiva del corpo celeste Vesta. Essendo un fossile planetario, la sua analisi è fondamentale per comprendere il Sistema Solare dei primordi.
Carol Raymond, del team di ricerca, ha detto: “Abbiamo completato la fase di mappatura a 2000 km d’altezza all’inizio di settembre e da allora lo spacecraft si è spostato nell’orbita successiva, a 680 km d’altitudine. Entro ottobre Dawn riuscirà a mappare l’intera superficie illuminata di Vesta, con una risoluzione pari a 60 metri”.
“Stiamo imparando una serie di cose sorprendenti riguardo Vesta, soprannominato da noi ’il più piccolo pianeta terrestre”, ha dichiarato Chris Russell, principal investigator della missione Dawn. “Come Terra, Marte, Venere e Mercurio, Vesta ha sulla propria superficie degli antichi flussi di lava basaltica e un grande nucleo ferroso. La sua superficie irregolare comprende avvallamenti, striature, falesie, colline e una montagna gigante; il rilievo situato al polo sud ha una superficie più vasta rispetto all’isola più grande delle Hawaii, la più grande montagna del nostro pianeta. Questa montagna risulta, in pratica, alta quanto la più elevata montagna del Sistema Solare, il vulcano a scudo Olympus Mons, su Marte”, ha concluso Russell. (Fonte: asi.it/it/news)
L’ozono dell’alta atmosfera di Venere.
Grandi notizie dalla Venus Express: attraverso analisi spettrografiche dell’alta atmosfera del pianeta, la sonda ha potuto rilevare la presenza di ozono nell’alta atmosfera del secondo pianeta del Sistema Solare. Utilizzando lo strumento SPICAV, la Venus Express ha potuto osservare le righe di assorbimento dello spettro di una stella che veniva eclissata dal pianeta Venere, durante il suo passaggio nell’alta atmosfera, la luce della stella ha interagito con gli elementi che si trovano in quella zona del pianeta e SPICAV ha potuto rilevare le caratteristiche impronte lasciate dall’ozono (l’ultravioletto della luce stellare è stato bloccato dal gas, che così rilevato la sua presenza).
L’ozono è una molecola contenente tre atomi di ossigeno. Secondo i modelli al computer, l’ozono su Venere si forma quando la luce del Sole rompe le molecole di anidride carbonica, rilasciando atomi di ossigeno.
La scoperta non è da poco, infatti, fino a oggi, solo la Terra e Marte presentavano questo gas nell’alta atmosfera. Il fatto di trovarlo anche su altri pianeti rende più plausibile in fatto che possa essere uno degli elementi chiave per cercare ambienti idonei alla vita su mondi alieni! L’importanza dell’ozono sulla Terra è ormai risaputa: l’assottigliarsi dello strato di questo gas nelle zone polari del nostro pianeta, espone al rischio di arrivo sulla Terra dei raggi ultravioletti solari (che sono estremamente dannosi per la vita).
Alcuni astrobiologi, sottolineano come la presenza contemporanea di tre gas come biossido di carbonio, l’ossigeno e l’ozono siano indici di presenza di vita biologica su un pianeta. Secondo gli astrobiologi questi gas vengono generati dagli esseri viventi stessi, attraverso le funzioni biologiche comuni sulla Terra, se si parla di grandi quantità di questi elementi. Al contrario per Marte e per Venere, le quantità sono comunque così esigue da non lasciare dubbi sulla loro origine non-biologica. I futuri telescopi che punteranno i loro occhi sugli esopianeti, dovranno quindi considerare la presenza e successivamente la quantità di questi gas, come indice di presenza di vita o meno. Pianeti come Marte o Venere devono il loro ozono allo spezzarsi dell’anidride carbonica a causa dell’azione del vento solare.
Rispetto alla Terra, lo strato di ozono di Venere è più in alto (a 100 km dalla superficie ovvero 4 volte più in alto rispetto a quello terrestre) e in una quantità davvero modesta rispetto al nostro: da 100 a 1000 volte meno come densità! Questi valori così bassi escludono automaticamente la natura biologica della presenza di ozono (che deve essere come minimo il 20% di quella terrestre per la vita di base).
“Questo rilevamento dell’ozono ci dice molto, circa la circolazione e la chimica dell’atmosfera di Venere” dice Håkan Svedhem, scienziato del progetto ESA per la missione Venus Express. “Oltre a ciò, sono ulteriori prove della fondamentale somiglianza tra i pianeti rocciosi e dimostra l’importanza di studiare Venere per capirli tutti.” (Fonte: esa.int/export/SPECIALS/Venus_Express)
Varie ed eventuali.
1. Incredibile video di una cometa che si tuffa nel Sole!
2. Consiglio a tutti gli orfani dello Space Shuttle, di fare un salto a questa pagina; nell’elenco provate a selezionare SHUTTLE (che trovate nella tabella NASA PROGRAM), vi si aprirà un archivio di quasi 2000 pagine con 10 foto a pagina dedicate alle varie missioni e soprattutto agli astronauti e alle persone che le hanno portate avanti! Nonostante la grande mole di questo archivio, ho l’impressione che non ci siano proprio tutte le foto di ogni missione…..
3. Doppia intervista a Paolo Nespoli e Roberto Vittori su ASI tv. DA NON PERDERE …
Dal Cosmo è tutto …CIELI SERENI!
Francesca
Categorie: Astronautica e Astronauti, SISTEMA SOLARE Tags: Cometa, Ozono, Paolo Nespoli, Pirossene, Roberto Vittori, Sistema Solare, Sole, Sonda Dawn, Veneere, Venus Express, Vesta, VIR, Visible and Infrared Mapping Spectrometer
LA SONDA GENESIS
La Genesis.
Parliamo della scoperta fatta da una sonda che ha lavorato in silenzio, in orbita nel punto L1 fra la Terra e il Sole (L1 è il punto nel quale l’attrazione gravitazionale del corpo 2 -la Terra- cancella parzialmente quella del corpo 1 -il Sole-) e che al suo ritorno a terra ci ha reso partecipi delle sue scoperte: è la sonda Genesis!
La Genesis partì dalla Florida (Cape Canaveral), l’8 agosto 2001 e dal dicembre dello stesso anno, fino all’aprile del 2004 venne esposta all’azione del vento solare. Questo ha permesso di raccogliere in tutta tranquillità le particelle che vengono soffiate via dalla nostra stella. Il rientro (l’8 settembre 2004) è stato piuttosto burrascoso, ma gli studiosi hanno comunque trovato materiale su cui lavorare.
Le analisi fatte, hanno lo scopo di capire come il Sistema Solare si sia evoluto; sembra infatti che gli astronomi siano del tutto concordi sul ritenere che gli strati più esterni del nostro Sole siano sostanzialmente rimasti immutati negli ultimi miliardi di anni, questo fa supporre che in se siano ancora conservati elementi primordiali della nube molecolare da cui tutto il Sistema Solare si formò.
All’interno dei piatti-raccoglitori della Genesis, sono stati trovati infatti tracce non solo di isotopi più comuni dell’ossigeno e dell’azoto, ma anche isotopi degli stessi materiali, più rari qui sulla Terra e in percentuale diverse rispetto al nostro pianeta.
Bernard Marty (Centre de Recherche Petrographiques et Geochimiques di Nancy – Francia) ha detto: “Questa scoperta mostra che gli oggetti del Sistema Solare (pianeti terrestri, comete e meteoriti) sono anomali, quando confrontanti con la composizione iniziale della nebulosa da cui è nato il Sistema Solare. Individuare la causa di questa eterogeneità, avrà un forte impatto su come pensiamo che si sia formato il nostro Sistema Solare.”
Don Bunertt (Caltech-California) riferisce che: “Il Sole racchiude in se circa il 99% della massa totale del Sistema Solare, quindi è importantissimo conoscerlo meglio.” (Fonte: genesismission.jpl.nasa.gov)
VARIE ED EVENTUALI.
E’ stata misurata l’esatta distanza della forte sorgente a raggi X Cygnus X-1 dalla sua compagna; Cygnus X-1 è il buco nero più prossimo al Sistema Solare. Da nuovi calcoli, i due corpi risultano essere a 6.066,64344 anni luce l’uno dall’altro! La velocità di rotazione del materiale in caduta libera verso il buco nero, è stata misurata in 21 km/sec. (Fonte: universetoday.com) Si era già parlato di questo “binomio” nel post CADENDO IN UN BUCO NERO, a questo link.
Simulazione computerizzata del viaggio e del tipo di lavoro che dovrà fare il rover Curiosity, prossimo a partire per Marte! Per un approfondimento maggiore della missione invito alla lettura di questa pagina di AstroWorld.
Il cielo del mese di Luglio a cura dell’Osservatorio G.D. Cassini di Perinaldo.
Proseguo con il proporvi la rassegna della NASA sulle interviste agli astronauti che spiegano con le loro parole cosa significa essere un astronauta; questa volta tocca a Sandy Magnus, specialista di missione nella prossima STS 135 in partenza 8luglio 2011:
Dal Cosmo è tutto….CIELI SERENI
Francesca
Categorie: SISTEMA SOLARE Tags: Azoto, Bernard Marty, Buco Nero, Cygnus X-1, Don Bunertt, Isotopi, Nube Molecolare, Ossigeno, Punto L1, Rover Curiosity, Sandy Magnus, Sistema Solare, Sole, Sonda Genesis, Terra, Vento Solare














