Posts Tagged ‘Titano’

L’INGREDIENTE SEGRETO – MA QUANTO PESI? – CUCU’ E NV0435215+200905 NON C’E’ PIU’ – VISITE DA LONTANO

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Bolla di vapore acqueo attorno a una stella morente.

La stella IRC+10216 avvolta nella sua bolla di vapore acqueo - Credits ESA/Herschel

La stella IRC+10216 avvolta nella sua bolla di vapore acqueo - Credits ESA/Herschel

Il suo nome corrisponde alla sigla IRC+10216 ed e’ una stella al carbonio in fase di “declino”, ovvero morente; si trova nella costellazione del Leone a circa 650 anni luce dalla Terra. Ha una massa pari a 1,5 masse solari e un raggio di 250 volte maggiore rispetto al Sole (questo e’ dovuto al suo “status” di gigante rossa): se posta al centro del sistema solare, i suoi strati piu’ esterni arriverebbero a Marte.

Il Telescopio Herschel e’ andato a spiare il perche’ questa vecchia stella sia circondata da una gigantesca bolla di vapore acqueo! Quando questa venne scoperta nel 2001, si fece l’ipotesi che l’astro avesse smembrato delle comete o avesse smembrato dei pianeti nani incautamente avvicinatisi troppo alla stella madre. Grazie al Herschel pare che nessuna delle sue ipotesi sia quella giusta: pare ci sia una terza via da seguire!!!

Animazione della bolla di vapore acqueo attorno alla stella IRC+10216

Animazione della bolla di vapore acqueo attorno alla stella IRC+10216 (CLIKKA SULL'IMMAGINE PER AVVIARE L'ANIMAZIONE) - Credits: Dr Peter Tuthill Chatterton Astronomy Department School of Physics, University of Sydney

IRC+10216 presenta una struttura morfologica della bolla molto complessa. Si sono infatti potuti osservare “ciuffi, bipolarita’ e strati esterni quasi perfettamente sferici” (tratto da: Astronomy & Astrophisics Volume 455, Number 1, August III 2006). Si puo’ capire che la sua complessa struttura era nota, ma non si capiva cosa avesse generato quella enorme bolla d’acqua; tenendo anche conto che le stelle al carbonio dovrebbero produrne poca di acqua. Dalle analisi fatte, i responsabili sembrano essere i raggi ultravioletti delle stelle vicine a IRC+10216. Uno dei motivi che ha fatto escludre le prime due ipotesi fatte sulla bolla, e’ dovuto al fatto che questa e’ troppo calda per provenire dallo smembramento di corpi ghiacciati. La sensibilita’ degli strumenti di Herschel, ha permesso di stabilire con precisione la forbice di temperatura relativa alla bolla: da -200 a +800 °C! La provenienza di questa acqua sembra tutta interna alla bolla; i raggi ultravioletti colpirebbero due tipi di molecole presenti nella coltre polverosa che circonda la stella: il monossido di carbonio e ossido di silicio, questo farebbe rilasciare l’ossigeno che a questo punto e’ libero di legarsi all’idrogeno formado l’acqua. Secondo i modelli proposti, questo e’ l’unico che puo’ coincidere con le temperature rilevate da Herschel. Piu’ il processo avvine vicino alla stella, piu’ l’acqua che si formera’ sara’ calda e viceversa.

La difficolta’ di ossevazione della stella sta anche nel fatto che nel visibile risulta abbastanza debole e anonima, mentre nell’infrarosso e’ una delle stelle piu’ brillanti del cielo! La colpa sta ancora una volta nella materia che circonda questa stella, che non e’ solo di vapore acqueo, ma anche di polveri che assorbono la luce visibile e lasciano passare solo la radiazione infrarossa.

Grazie a questa scoperta, ora Herschel tastera’ “il polso” ad altre stelle con le stesse caratteristiche di IRC+10216; i mattoni della vita sono carbonio e idrogeno e attorno a questa stella ci sono entrambi e tutto questo per rispondere sempre alle stesse domande che l’umanita’ si fa da sempre! (Fonte: ESA/Herschel )

Nuove tecniche per “pesare” i pianeti.

Dalle pulsar arriva un nuovo metoto per pesare i pianeti e anche interi sistemi planetari!

La pulsar posta al centro della Nebuolosa del Granchio

La pulsar posta al centro della Nebuolosa del Granchio - Credits: NASA/ESA

La gravita’ e’ determinata dalla massa di un corpo; l’attrazione gravitazionale determina la lunghezza e le dimensioni dell’orbita di un corpo che gira attorno ad un altro! Prendendo a campione le orbite delle lune presenti nel sistema solare, si puo’ determinare la massa del pianeta a cui la luna campione appartiene. Questo e’ il metodo usato fino a ora….

Il team coordinato da David Champion del Max Planck Institute for Radio Astronomy di Bonn dichiara che con le nuove misurazioni sara’ possibile determinare con precisione gravita’ e massa di un corpo inesplorato presso il quale si vorra’ mandare una sonda; quando questa si trovera’ a passarle vicino si potra’ inserirla in un’orbita precisa intorno al pianeta da osservare e studiare!

Ma qual e’ il nuovo metodo dell’equipe di Champion? Cosa centrano i residui di stelle morte, come le pulsar? In prtatica ogni pulsar emette un segnale a intervalli regolarissimi. L’arrivo di questo segnale nel Sistema Solare ha anch’esso un tempo ben preciso, che viene pero’ disturbato dal movimento dei pianeti che orbitano intorno al Sole. Per avere un dato certo, gli astronomi hanno calcolato quando i segnali delle pulsar avrebbero dovuto giungere al baricentro del nostro sistema solare, se i dati (stimati e osservati) non coincidono vuol dire che i calcoli delle effemeridi erano errati e le masse di conseguenza! Facciamo un esempio con le parole del Dott. Dick Manchester del CSIRO Astronomy and Space Science: “Se la massa di Giove e quelle delle sue Lune non fosse corretta, allora si evidenzierebbero degli errori riguardo al tempo di arrivo dei segnali radio dalla pulsar presa a campione; cosa che si ripeterebbe in 12 anni, cioè il tempo dell’orbita di Giove intorno al Sole.” Di contro, se la misura e’ corretta non verranno evidenziati errori di calcolo. Se adotteranno questo metodo di calcolo usando 20 pulsar per 7 anni, si stima che la pesata di Giove potra’ risultare piu’ precisa di quella fatta da una sonda posta davanti al nostro gigante gassoso. Per Saturno occorreranno 13 anni.

Schema della deformazione dello spazio secondo la teoria della Relativita Generale - Crediti degli aventi diritto

Schema della deformazione dello spazio secondo la teoria della Relativita' Generale - Credits: D. Champion, MPIfR

La nuova tecnica puo’ mettere in evidenza una diffenza fra masse del 0.003% della massa della Terra….detta cosi’ pare proprio pochino, ma nel sistema metrico decimale questo si tadurrebbe in 200 000 milioni di milioni di tonnellate.

Lo scopo finale di queste pesate “di massa” dei pianeti, avrebbero come fine ultimo la caccia alle mitiche onde gravitazionli predette nella teoria della Relativita’ Generale postulata da Einstein. (Fonte: astronomynow.com)

Splendida ripresa del passaggio di Titano (la Luna pirincipale di Saturno) davanti al sistema binario NV0435215+200905.

Titano allinizio delloccultazione del sistema NV0435215200905

Titano all'inizio dell'occultazione del sistema NV0435215200905 - Copyright degli aventi diritto

Piu’ che una notizia, questo e’ un evento cosmico davvero eccezionale: la piu’ importante luna di Saturno ha transitato davanti a un sitema binario (cioe’ un sistema formato da due stelle legate insieme gravitazionalmente). L’evento e’ stato osservato con il Hale Telescope, munito di un’ottica adattiva (*) per riprendere l’evento. L’eccezionali immagini riprese, permettono di vedere come la densa atmosfera di Titano defletta l’immagine delle due stelle occultate. Se osserverete attentamente il filmato proposto a questo link potrete osservare come, al momento del passaggio dietro a Titano, entrambe le stelle sembrano formare una piccola “gobba” che lambisce il controno della luna. Grazie a questa osservazione si e’ potutto scoprire come l’atmosfera di Titano sia percorsa da correnti e venti. (Fonte: palomarskies.blogspot.com)

Due asteroidi passeranno vicino alla Terra questo week-end!

Diagramma dellorbita di 2010 RF12 - Credits:

Diagramma dell'orbita di 2010 RF12 - Copyright degli aventi diritto

Diagramam dellorbita di 2010 RX30 - Copyright degli aventi diritto

Diagramma dell'orbita di 2010 RX30 - Copyright degli aventi diritto

I due asteroidi che ci visiteranno sono stati scoperti il 5 settembre da Andrea Boattini durante un osservazione al Mount Lemmon Survey in Arizona. Le stime delle dimensioni sono rispettivamente di 8 metri per 2010 RF12 (una approsimazione compresa fra 5 e 15m) e 12 metri per 2010 RX30 (con una approsimazione compresa fra 7 e 25 m). Il piu’ piccolo dei due passera’ a una distanza di 80.000 km da noi (ovvero il 21% della distanza Terra/Luna); pare che 2010 RF12 ci faccia visita ogni 100 anni! Le stime delle ultime osservazioni fanno anche pensare che giri molto lentamente sul proprio asse: 6 ore in tutto!! Il piu’ grande dei due passera’ a una distanza da noi di 248.000 km. A questo link potete trovare alcune caratteristiche di entrambi gli asteroidi! (Fonte: astronomynow.com)

Dal Cosmo e’ tutto………..

Francesca

ottica adattiva (*): con questo termine si intende un sistema di specchi e lenti che contrastano la turbolenza dell’atmosfera che tende a distorcere l’immagine che raggiunge i telescopi a terra. Questo tipo di ottica non viene applicata ai telescopi posti in orbita…..

1 commento - Cosa ne pensi?  Postato da Sanduleak - 6 settembre 2010 alle 21:07

Categorie: SISTEMA SOLARE, VIA LATTEA La nostra Galassia   Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

PARTENZA SOYUZ – LA COMETA McNAUGHT C/2009 R1 – RITORNO DI HAYABUSA – NUBI DI IDROGENO NELLA VIA LATTEA – TITANO

Nuovi arrivi sulla ISS!!!

Sono partiti il 15 giugno 2010 gli astronauti Douglas H. Wheelock, Fyodor Yurchikhin (il comandante) e Shannon Walker (membri della Expedition 24), che subentrano a Soichi Noguchi, T.J. Creamer e Oleg Kotov sulla ISS. Due giorni dopo il lancio dal Cosmodromo di Baikonur la capsula ha attraccato alla stazione spaziale.

Il lanciodella Soyuz TMA 19 con l'Expedition 24 - copyright Roscosmos

Il lancio della Soyuz TMA 19 con l'Expetidion 24 il giorno 15 giugno 2010 - copyright Roscosmos

Ecco il video della partenza

ed ecco il video dell’attracco alla ISS.

A volte passano.

In questi giorni, “verra’ a trovarci” la cometa McNaught (siglata come C/2009 R1); fino al 25 giugno sara’ possibile vedere la chioma della cometa stagliarsi nel cielo del primo mattino. Nei giorni 15/16 giugno la cometa ha raggiunto il punto di massima vicinanza alla Terra (169 milioni di km) e ora prosegue verso il Sole per giungere al perielio, “circumnavigare” il nostro astro e tornare indietro! Si stima che nei prossimi giorni potrebbe arrivare a una magnitudine di +2, cio’ la renderebbe visibile a occhio nudo in condizioni di cielo libero da nubi e luci artificiali!

Cometa McNaught - Crediti: Rich Richins

Cometa McNaught C/2009 R1 - Crediti: Rich Richins

Tra il 25 e fino al 30 giugno girera’ attorno al Sole e da luglio sara’ un corpo celeste visibile la sera. Intorno al 2 luglio ci sara’ probabilmente il massimo della sua luminosita’, ma la sua vicinanza al Sole ,pero’, la rendera’ poco visibile, tranne che per i fortunati della zona dell’Isola di Pasqua e la Polinesia Francese dove si verifichera’ un’eclissi totale di Sole e quindi la McNaught dara’ il meglio di se. (Fonte: Coelum.com)

Hayabusa: il ritorno del falco!

La capsula sganciata da Hayabusa e precipitata nel deserto di Woomera in Australia -Credits: JAXA

La capsula sganciata da Hayabusa e precipitata nel deserto di Woomera in Australia - Credits: JAXA

La piccola sonda Hayabusa, con il suo (forse) prezioso carico e’ rientrata sulla terra e ha sganciato la capsula contente materiale che dovrebbe aver prelevato dall’asteroide Itokawa. Come gia’ accennato in precedenza in questo blog, e’ doveroso usare il condizionale fino al momento in cui il carico non verra’ prelevato e analizzato dagli specialisti della JAXA (l’Agenzia Spaziale Giapponese). Vi richiamo quindi alla pagina di questo blog a questo link che spiega le vicissitudini della sonda.

La piccola capsula, atterrata in Australia, ha la ridotta dimensione di 40 cm di diametro e i tecnici che l’hanno recuperata, a una prima analisi, ne hanno verificato il “perfetto” stato. Questa prima analisi visiva era fondamentale, in quanto la capsula, benchè dotata di scudo termico, ha viaggiato a 43.000 km/h mentre rientrava nell’atmosfera terrestre.

La capsula dopo l'atterraggio - Credits JAXA

La capsula dopo l'atterraggio - Credits: JAXA

Ora il tutto si trova presso i laboratori della JAXA per analizzarla in un ambiente completamente sterile e incontaminato per non falsare gli esiti degli esami. A questo link potete trovare il video del rientro della capsula e la disintegrazione della sonda Hayabusa che non si e’ riusciti a recuperare come previsto originariamente: questa infatti, secondo i piani, avrebbe dovuto sganciare la capsula e proseguire la sua corsa verso “nuovi orizzonti”, ma il “falco” era troppo malridotto e così la si è lasciata entrare in atmosfera facendole gloriosamente termianre la sua esistenza in una incredibile fiammata da bolide artificiale! (Fonte: AstroWorld)

Nubi di idrogeno nella Via Lattea!

Rappresentazione artistica delle nubi di idrogeno sopra il piano galattico

Rappresentazione artistica delle nubi di idrogeno sopra il piano galattico. Il puntino giallo e' il nostro Sole. - Credits: Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF

Un team di astronomi americani ha cercato di dare un senso alla provenienza e al ruolo delle abbondanti nubi di idrogeno che si annidano nella nostra galassia. Le zone studiate sono poste in due differenti punti della nostra galassia a una distanza compresa fra 400 e 15000 anni luce oltre il piano della Via Lattea e sotto all’alone galatitco. Nell’analisi pero’, e’ stato osservato che una di queste zone era di molto oltre la distanza prevista e si e’ notato che la sua posizione e’ in corrispondenza della barra centrale della nostra spirale (ricordo che la Via Lattea e’ una spirale barrata di tipo b), proprio la dove la barra incontra uno dei bracci della nostra spirale. Questa zona e’ sede di nuove formazioni stellari, quindi sede di venti stellari e di esplosioni di supernova; questo ha spinto via queste nubi di idrogeno, piu’ lontano rispetto alle altre.

Rappresentazione artistica della Via Lattea - Credits: Nick Risinger

Rappresentazione artistica della Via Lattea - Credits: Nick Risinger

L’importanza di queste nubi e’ data dal fatto che provengono dal disco galattico e la loro analisi e comprensione del moto proprio ci aiuta a capire l’evoluzione dell’intera Via Lattea. Gia’ ci sono stime che ci permettono di avere dei dati di partenza: infatti sappiamo che la massa media di queste nubi e’ di circa 700 masse solari; le dimensione sono tendenzialmente variabili, ma la media e’ attono ai 200 anni luce. Queste stime medie sono state ricavate dallo studio di 650 nubi nelle due diverse regioni della Via Lattea. (Fonte: NRAO/NSI/AU)

Titano, l’esotica luna di Saturno dove ci si ciba di metano.

Importanti risultati arrivano dall’analisi dei dati trasmessi a terra dalla sonda Cassini che sta esplorando Saturno con le sue lune da 12 anni. Titano e’ la piu’ importante luna del sistema, grazie anche alla sua atmosfera che circonda il pianeta. Sappiamo ormai che i laghi che si trovano sulla superficie sono composti principalmente di metano.

I laghi di Titano - Credits: NASA

I laghi di Titano. Immagine in falsi colori. - Credits: NASA

Dalla recente analisi dei dati, si pensa di poter anche prendere in considerazione l’ipotesi di forme di vita basilari che abitano la luna di Saturno e che respirano idrogeno e consumano acetilene. Se l’ipotesi fosse confermata allora possiamo dire che gli alieni esistono, sono diversi da noi e che non sono neanche tanto lontani dalla Terra! :)

Scherzi a parte, tale affermazione potrebbe sembrare un’esagerazione, il fatto e’ che data la composizione del pianeta (abbonadanza di metano), sia l’idrogeno che l’acetilene dovrebbero trovarsi distribuiti uniformemente in tutto il satellite e invece dalle analisi non e’ cosi’! O c’e’ una forte anomalia su Titano che andra’ scoperta e analizzata o “qualcuno/qualcosa” usa queste due sostanze per mantenersi in vita!!! Forme come queste sono state fin’ora ipotizzate, ma una base di verita’ la troviamo nei microrganismi che albergano nelle zone terrestri dove e’ presente il metano. Ricordiamo che su Titano la temperatura e’ di circa -180 °C e quindi l’eventuale presenza di acqua sarebbe soltanto allo stato solido (ma di acqua sulla superficie di Titano pare non essercene).

Titano - Credits: NASA

Titano e l'alone blu dell'atmosfera che lo circonda, molto simile al profilo della nostra Terra! - Credits: NASA

Le analisi che hanno portato a pensare a una forma di vita, sono state determinate dal fatto che l’idrogeno presente nell’alta atmosfera di Titano scompare man mano che ci si avvicina alla superficie del satellite (come se qualcuno lo prendesse una volta giunto a portata di mano)! Uno dei ricercatori che ha portato avanti lo studio dei dati della Cassini, Darrell Strobel della Johns Hopkins University di Baltimora, assolutamente esclude l’ipotesi di “sacche” nel terreno che assorbano l’idrogeno. E’ anche incerta l’ipotesi di un minerale catalizzatore che assorba l’idrogeno e l’acetilene e rilasci metano, questo perche’ si tratterebbe di un minerale nuovo, sconosciuto sulla Terra. Inoltre l’acetilene dovrebbe ricadere sulla superficie del satelite a seguito dell’interazione della luce del Sole con alcune sostanze dell’atmosfera, ma sulla superficie, le tracce di acetilene (cercate con lo strumento a infrarosso montato sulla Cassini) paiono non esserci!!! Ma non e’ tutto: lo spettrometro della Cassini ha rilevato l’assenza di ghiaccio d’acqua sulla superficie di Titano, al contrario ci sarebbe la presenza di benzene e di altro materiale, che sembra essere un composto organico che gli scienziati non sono ancora stati in grado di identificare. Ovviamente in questi casi le spiegazioni scientifiche non biologiche dei fenomeni di Titano vengono prese in cosiderazione per prime, se tutte verranno scartate, si potra’ pensare di prendere in esame la spiegazione biologica che ci permetterebbe di capire alcune dinamiche dalla vita ai suoi primordi.

Titano vista dall'alto - Credits NASA

Titano: fiumi sulla superficie - Credits: NASA

Gli esperti pensano che quello che sta capitando su Titano (se mai sia imputabile a microrganismi a base metano), non sia poi tanto diverso da quello che successe alla neonata Terra, quando gli unici ad abitare questo desolato pianeta erano organismi unicellulari che si comportavano, biologicamente parlando, in modo molto diverso dalla vita che ora domina questo pianeta. (Fonte: JPL/NASA)

Dal Cosmo e’ tutto………

Francesca

2 commenti - Cosa ne pensi?  Postato da Sanduleak - 19 giugno 2010 alle 22:38

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